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Rhodiola Rosea, la regina degli adattogeni

Rhodiola Rosea, la regina degli adattogeni

La Rhodiola, il cui nome significa rosellina, è un erba perenne, che cresce nelle regioni settentrionali del Canada, a livello del Circolo polare artico, oltre che nelle più inospitali e fredde regioni di Scandinavia e Siberia.
È stata trovata abbondante in molte regione d'Europa , nel Caucaso, da cui sembra originare, ma anche nelle Alpi, Pirenei e Carpazi.
In Finlandia, Svezia e Russia viene attivamente coltivata per le sue note proprietà farmacologiche.

Le popolazioni delle montagne siberiane la chiamano "radice d'oro" o anche "radice artica": ne preparano una bevanda che aumenta la resistenza agli sforzi e aiuta a superare gli stati depressivi "da inverno siberiano" oltre che da disturbi da altitudine.

La RHODIOLA ROSEA è una pianta succulenta, composta dA minuscoli cespugli, alti dai 5 ai 35 centimetri. I fusti carnosi nascono da un robusto rizoma, mentre i fiori sono riuniti in infiorescenze terminali, di colore giallo, arancione o rosso, Il profumo è gradevole, appunto di rosa. Appartiene alla famiglia delle Crassulacee. Questa famiglia comprende circa 3000 piante erbacee, sempreverdi e suffruticose.
Il nome della famiglia deriva dal latino craccus, grasso. Si tratta di piante cosmopolite, diffuse in tutto il mondo, ad eccezione dell'Australia e Polinesia.

Le Crassulacee hanno tutte una certa importanza nella terapia delle patologie degenerative, probabilmente stimolando il sistema immunitario; alcune hanno un grande potere antinfiammatorio a livello della cute e della mucosa orale.
Un po' tutti i popoli dell'estremo nord, come gli eschimesi dell'Alaska ad esempio, da sempre usano la Rhodiola non solo come medicinale, ma anche come cibo.
Molti di questi gruppi etnici impiegavano i fiori sia come infuso che come decotto, come trattamento per disturbi gastrointestinali, febbre, tubercolosi, e come analgesico generale.

Dal 1969 questa pianta fa ufficialmente parte della farmacopea russa che la classifica come tonico adattogeno e antidepressivo. Nonostante stimoli memoria, prontezza e reattività mentale, solo raramente causa eccitazione negativa con nervosismo ed insonnia, come invece può accadere con il ginseng coreano.

Rhodiola rosea
Rhodiola rosea

In generale possiamo affermare, supportati da una ampia letteratura, che la Rhodiola è in grado di curare le conseguenze dello stress cronico.
Questa specifica tipologia colpisce soprattutto il sesso femminile, che ha un minor vigore corticosurrenalico: la Rhodiola è quindi specificatamente indicata nella donna di oggi che deve duramente lavorare ben oltre il sessantesimo anno di età.
Non a caso la "radice artica" ha azione preventiva nei confronti del diabete patologia questa molto sensibile allo stress prolungato.

L'attività della Rhodiola come adattogeno e supporto al sistema nervoso centrale e cardiopolmonare deriva principalmente dalla capacità della pianta di influenzare i livelli e l'attività delle monoamine e delle beta endorfine cerebrali, fattori di attenuazione di stress e dolore. Infatti l'estratto di Rhodiola riduce i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress), mentre favorisce l'aumento della serotonina a livello del sistema nervoso centrale tramite l'inibizione dell'enzima catecol-O-metiltrasferasi (COMT), coinvolto appunto nella degradazione della serotonina cerebrale. La pianta inoltre favorisce la permeabilità cerebrale al triptofano e al 5 idrossitriptofano, precursori della serotonina che regola il tono dell'umore. La Rhodiola, sempre per il suo effetto inibitorio sulle COMT determina anche un aumento dei livelli intracerebrali di dopamina, neurotramettitore antidepressivo e stimolatorio per eccellenza.

La Rhodiola migliora l'immunità legata ai linfociti T, perciò aumenta la resistenza dell'organismo alle infezioni in generale. In particolare, studi recenti hanno dimostrato una sua specifica attività antistafilococcica. Secondo le più recenti ricerche la Rhodiola si è dimostrata anti-ossidante, anti-tumorale, anti-aging, anti-aritmica, cardioprotettiva, anti-allergica, neuroprotettiva e quindi utile in alcune patologie degenerative del sistema nervoso come il morbo di Parkinson.

L'estratto di Rhodiola migliora le performance fisiche e psichiche degli atleti. In particolare,la pianta ha un effetto positivo sul muscolo e a livello cellulare sul mitocondrio (la centrale energetica delle nostre cellule). Nel mitocondrio stimola la produzione di ATP cui consegue un aumento di forza fisica ed endurance, utile sia negli atleti sia in pazienti con astenia correlata a morbo di Lyme o a infezioni di Epstein Barr virus.

Questo fitoterapico ha anche un effetto più grossolano di aumento del flusso sanguigno a livello di cervello e muscolo, tramite una vasodilatazione simile a quella prodotta dal Ginkgo Biloba.

Tutti i benefici della rhodiola rosea

  • In quanto specifico adattogeno cerebrale, la Rhodiola è utile per l'affaticamento intellettuale e per il miglioramento di concentrazione e memorizzazione: facilita l'apprendimento del giovane studente e migliora la memoria nell'anziano 
  • La Rhodiola aumenta la resistenza allo stress chimico (metalli pesanti), biologico (stress ossidativo) e fisico (shock termico), e può essere sinergizzata dal magnesio.
  • È utile quando diminuisce il rendimento al lavoro, quando c'è difficoltà nell'addormentarsi, nella irritabilità e nella fatica conseguente ad un intenso e prolungato sforzo fisico e mentale.
  • In particolare nelle donne aiuta nello stress cronico.
  • Questa pianta venuta dal freddo è molto utile anche nella depressione con astenia, nella sindrome da iperattività con deficit di attenzione e nella convalescenza dopo traumi.
  • Importanti sono le sue attività immunostimolanti e antinfettive.
  • La somministrazione è molto utile nello sportivo. L'estratto infatti migliora la capacità di lavoro mentale e le performance fisiche tramite uno stimolo della sintesi mitocondriale di ATP.
    In particolare la droga ha dimostrato di migliorare lo sforzo muscolare favorendo:
  1. l'accorciamento del tempo di recupero muscolare post esercizio fisico sub massimale o massimale;
  2. l'aumento di ATP e creatinfosfato (CP) nel tessuto muscolare striato;
  3. l'incremento della sintesi e della deposizione di glicogeno nei muscoli e nel fegato, con conseguente prolungamento della resistenza allo sforzo.
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